Cosmici eventi e liriche visioni

di Angelo Calabrese

Caserta Ottobre 2008


L'astrattismo totale di Mario Lanzione coincide con il vero che da viandante del pensiero creativo ha cercato da anni lontani nel suo immaginario poetico, chiarendosi decisamente in una dimensione d'arte che non consente equivoci: a buon diritto è sua.
L'immagine è l'eco che toma da dove la vista interiore ha incontrato il grumo del sentire, vale a dire la percezione dell'accadimento in atto, il presentimento della forma in fieri che deriva dal flusso dell'energia metamorfica in costante evoluzione trasformativa.
Se fiat luxviene inteso nel senso corretto di sia fatta la luce, cioè divenga la luce, perché questa è l'esatta traduzione del verbo latino fio, ci si ritrova nell'unica inoppugnabile certezza scientificamente affermabile.
La verità della vita è nel flusso del divenire energetico. La forma non esiste in natura: l'energia singhiozza, si condensa nel grumo generativo che è materia, mater-ea, ipsa mater, e di là diviene alla forma in cui è sempre la viva energia a transitare in evoluzione metamorfica per tutte le stagioni dell'esistenza, fino a tramontare. Dalla forma all'orma l'energia è in trasformazione, trans-formam-actionem fino a ritrovarsi nel flusso della sua natura fotonica.
Insomma il discorso comunque sia posto in essere è sempre da luce a luce: vale questo a intendere l'originalità di Mario Lanzione che s'incanta nel presente visibile e nell'altro- ve intuibile di strutture-dinamiche, archetipi intangibili, parvenze volumetriche tangibili alla vista, ma impalpabili nei loro attraversamenti, nel loro specchiarsi nei riflessi di vettori luminosi interferenti. La pittura propone così il fantastico della realtà che si travaglia alla vista in archetipi futuribili, in magici eventi in universale compresenza. Non ci è dato quindi di scandire e scandagliare il prima e il dopo nel flusso nel quale si vanno a modificare gli eventi di luce secondo cause derivanti da altre cause da cui sono generate o che a loro volta ri-generano.
In somma siamo di fronte ad una pittura che non raffigura spaccati di spettri luministici colti in radianze o in geometrie che li perimetrano.
Le suggestioni della ricerca cromo cinetica e delle ragioni della geometria, euclidea e non euclidea, comunque aromatizzata sono fuor di dubbio interessanti, ma nell'arte di Lanzione la poesia della vita oltre le coordinate spazio temporali attinge a proiezioni di fenomeni che nell'universo naturale accadono e il pensiero immagina nel senza tempo dei luoghi della mente. La logica del sentimento modula, connette, interseca quindi delle proiezioni mentali configurate come accadimenti multipli in cui tutto diviene: nell'arte il tangibile e l'illusorio coincidono all'infinito come le rette parallele. Nel senza luogo e senza tempo l'artista coglie la passione e il sospiro del transito, la conflagrazione all'apice degli attraversamenti, il sospiro dell'impossibile dialogo, l'ineluttabilità di quell'er, radice di eros e di eroe, che si eterna nel cuore dell'energia: en-er-gheia, in cui en, in, indica il dentro, l'interiorità vitale, er, il moto istintivo della passione d'esistere, e ghè significa la materia in cui transita la vitalità metamorfica, mai disgiunta dal flusso della vita universale.
Vengono così intesi soggetti alla medesima imminenza microcosmo e macrocosmo e l'arte coinvolge orizzonti sapienziali, empiti passionali, religiosità che s'inchina al mistero in quell'umana semplicità che, come afferma Croce, coincide con la perfetta eticità.
Lanzione facendo poesia col verso e con il colore rivela amore immenso per la vita. Gli sono a cuore l'uomo e il suo destino, la dignità della persona che si chiarifica inverandosi in qualcosa che trascende la cronaca personale e la storia parcellizzata. A lampo d'occhi si coglie nelle sue opere quell'avvertenza del divino senza la quale l'uomo perderebbe troppo della sua umanità.
La sua astrazione totale traduce nell'immaginario la vita come un continuo correre e l'universo come una vicenda di movimenti di luci l'uno nell'altro confluenti e destinati tutti a tramontare per risorgere in termini di energia pura, quella che permane nella mutevolezza metamorfica, nel flusso energetico di trasformazione. C'è qualcosa che permane nel transeunte, come attimo vitale che sussiste nel mutamento, lo permea e, mentre ne conferma l'esistenza, si fa identificare come luce dell'essere..
Le sue veline-velature non fanno altro che alludere al velo di Iside, sollevato il quale la rivelazione si rivela, si ammanta cioè di un altro mistero. L'arte ci persuade dell'impossibilità di conoscere le verità esistenziali: ogni cosa è mistero a se stessa e agli altri, perciò l'invocazione: "fate luce" è significativa della necessità di mediare sapienza e scienza per conoscere il mondo nella sua complessità e impredicibilità.
La luce scruta fin dove giunge, per esserci nell'accadimento. Proprio come avveniva, e mi soccorre l'esempio, quando i riflettori della contraerea da fonti diverse fendevano il buio notturno per stanare i bombardieri nemici. Nella mia incoscienza di fanciullo ero affascinato da quei possenti fasci luminosi che si intrecciavano, confluivano, duellavano, s'incrociavano formando piani illusori, tracciati di materia luminosa, sentieri di candore lattiginoso che si aprivano in spazi di fuoco allorché la cannonata faceva esplodere in aria l'alata minaccia.
L'astrattismo totale scaglia vettori cromo-energetici in traccia di una realtà che l'arte inventa, cioè scopre, dal primordio al tempo che s'infutura.
Lanzione ci propone metafore del principio della vita e presagi d'apocalisse, viaggiando oltre le stelle e sempre nella vita che è regola e desiderio, rigore e passione, fioritura costante di eventi che i nostri sensi non possono percepire e che il genio creativo genera e insegue nelle loro evoluzioni fino alla sospensione contemplativa.
Quando si raccordano poesia e veggenza, è come ritrovare il mito di Orfeo al cui seguito le pietre avevano parole. In verità non erano allettate da un pifferaio magico: erano là perché nascevano dalla sua visione e gli appartenevano, proprio come scaturiscono dall'impeto creativo del nostro artista le sue proiezioni che non sono debitrici alla ricerca geometrica o ad altre conquiste pittoriche circoscritte secondo rigorosa razionalità o fermenti non ascri- vivibili alle poetiche della luce che comunica trascendenza.
La stessa spiritualità dell'artista mi porta a leggere nel senso del giusto valore le sue strutture volumetriche impalpabili, cromaticamente luminose, tra le quali interferiscono piani di velature con annidati riflessi che mi piace interpretare come proiezioni dei nostri sogni.
L'oltre umano comunica con l'umanità avulsa dalla storia passata e aperta come essenza permanente alle vie del futuro. Non più quindi Yhic et nunc, il qui e ora, ma la gioia di favoleggiare di meraviglie fresche d'invenzione facendo vibrare tutte le corde dei sentimenti.
L'astrattismo totale di Lanzione è inconfutabilmente autonomo e tale va interpretato, perché distante da ogni vincolo magistrale e orientativo in aggregazione.
Inconfutabilmente nessun devoto delle Muse nasce senza maestro, lo conferma l'ineludi- bilità della bottega, come l'auspicio di ogni guida liberale: possa l'allievo superare il maestro, sia libero e proceda sulla sua strada. Non a caso alla testa pensante e alle magiche mani del fare si aggiungono i piedi per andare dove portano cuore e cervello. Avendo l'artista intuito che la vita è mistero tra regola e desiderio, non si è beato a celebrare nell'astrattismo i trionfi della irrazionalità in allegria di naufragi, né ha seguito le vie della ragione che non esce dai suoi rigori. Non ha voluto correre neppure il rischio del concetto che alla fine visibilizza il già noto. Ha invece amato l'idea e, cercando la luce, amandola dove la vitali tà è inaccessibile, non potendo fissare il sole occhi negli occhi, ha investigato la sua epifania dove rapidamente suscita vivi colori nella materia, dove respira negli spazi che da esso prendono vita. Ha distinto natura e artifizio ed ha fatto poesia tra scherzi di luce, così Medardo Rosso definiva gli uomini, e respiro cosmico.
Ha insomma dialogato con il mistero degli spazi intergalattici, neri per l'astronauta che li attraversa, perché il raggio luminoso li percorre invisibile fino a quando non incontra la materia nella quale suscita i colori. L'emozione si eleva a sentimento proprio nel momento in cui, e qui l'astrattismo è poesia palpitante, il luminoso potere risveglia nella pietra l'anima dei secoli e nella fatiscenza la memoria del fasto antico. Non è il caso di ritrovare le sue dinamiche geometriche, le emovelazioni, sanguigne emozioni, gli spiragli ai quali dà personale senso, ma, seguendo un percorso interpretativo vissuto su di un versante motivato, verifico quei percorsi come esplorazioni nell'ignoto che, in abbaglio immediato, illuminano d'immensità l'evento che l'artista immagina, immergendosi in quello quasi a fuggire dalla noia di tutto dò che è noto e scontato. L'astrattismo è cosi una vera fuga dalla prigionia ma non per ritrovare il chiuso del rifugio personale: il valore umano dell'arte è tutto nella proposta della speranza e del riscatto. La geometria vale a cercare soluzioni armoniche, ma serba in sé il sogno, perché quella elementare è solo intuitiva, è idea che mantiene le regole nelle misure, ma diventa altro nell'uso pratico: di qui la distanza dall'architetto all'ingegnere. Lo spiraglio è dato naturale, ma quel che accade dove la luce s'accende nel buio è sempre valore vitale: la metafora dello spiraglio è speranza, è ritrovata voglia di vivere. Intanto sempre è nel buio il percorso del sangue nelle vene che lo custodiscono e ne regolano i transiti di nutrizione della vita. Alla luce poi rivela il suo rosso possente; conferma l'impulso passionale, evidenzia la ferita e la velatura è quel lenimento che mira a far ritrovare l'armonia. Venire alla luce è vivere e dove c'è più luce la vita ha più vita: la natura ce lo conferma dove vigoreggiano sensi e sentimenti.
Con L'astrattismo totale il discorso non si discosta dagli antichi sentieri. C'è un più avvertito convincimento, un impegno ad esserci nell'attualità del nostro tempo dell'Incertezza, proponendo altri spiragli, altri bagliori di luce, altre cosmiche armonie nelle ineludibili dimensioni delle volumetrie e in quelle che dicono ulteriori valori: in una perfetta architettura la quarta dimensione è l'uomo che la verifica e vivifica.
Mario Lanzione con la navicella spaziale della sua creatività affronta la memoria cosmica: veniamo dalle stelle, chi lo nega. Nell'opera di questo poeta si coglie l'idea che intende comunicare, è idea, è ispirazione, intangibile e concretissima; è come il bene di una madre amorosa: è certissimo, ma non si potrebbe mai misurare. Conflagrazioni, bagliori, accensioni e dinamismi, illusioni formali, sono poesia tratta dalla vita, dai giorni di tutti qui e altrove, tra esistenze in altre dimensioni, tra progetti e massime modificazioni al punto di non ritorno. Lanzione propone pensieri e sentimenti, sa l'uovo cosmico, l'alto come basso, la distanza tra migrare ed emigrare. Sa le giostre del sentire profondo e i veli di luce che per quello propone l'istintivo pudore. Basterebbe accostarsi appunto a " Verso le soglie del pudore" per avvertire intrecci di porte e finestre di luce che invitano a velarsi e a rivelarsi, a cogliere nella carezza del sole il profumo di un petalo di rosa, il sogno di un cielo terso, di prati verdi, d'infinito. Illusioni? Perché no. Ma per noi, tutti scherzi di luce e viandanti ancora legati ai sentimenti, è dolce ricordare che sulla scacchiera non si contraddicono il bianco che eroga energie e il nero che le assorbe: spetta al sentire umano transitare armonicamente tra regola e desiderio.