Bova, il pittore che trasforma in quadri numeri e codici fiscali

Alle sue mostre chiede ai visitatori di lasciare una sequenza di numeri
dal "Corriere del Mezzogiorno" del 27 settembre 2010
di Franco Tontoli

CASERTA- Il paesaggio casertano si sta ricostellando di montagnole di rifiuti, l'artista osserva sgomento. Chiediamo: la pittura che è anche denuncia e protesta, come potrebbe rappresentare questo ricorrente problema? Raffaele Bova, studio in San Marcellino, noto come il pittore dei numeri, dice: "Basta questa stessa bruttissima realtà a rappresentare se stessa. Sono nato pittore che rappresentavo i problemi sociali e anche politici con immagini, allusioni e colori. C'era una realtà immateriale da raffigurare. Questa di oggi è tutta qua e non vale la pena riproporla. Piuttosto ricorro ai numeri". E, infatti, le tele di Bova sono da qualche tempo tutta una tavolozza di numeri, alle mostre non mette il registro per i pareri e una firma ricordo ma tele e pennelli e colori a disposizione: vi dispiace riportare il vostro codice fiscale, un numero di matricola, di telefono anche senza prefisso? A giudicare dall'abbondanza di numeri variopinti che si rincorrono, la richiesta non dispiace a nessuno, il materiale fin qui raccolto potrebbe costituire una galleria d'arte per l'Agenzia delle Entrate.
ALL'UNIVERSITA' - Ma il collegamento tra rifiuti e numeri? Bova: "Il ragionamento, tutto sommato, è un sofisma. Parte dalla mia considerazione che noi persone siamo diventati quasi tutti rifiuti o perché ci rifiutiamo da soli, o perché ci espellono dal lavoro e, quindi, dalla società ma, soprattutto perché, ed ecco i numeri, siamo tutti codificati. Siamo come i prodotti col codice a barre, tra poco ce li metteranno sui documenti di identificazione, come se non bastassero i codici fiscali, la carte di credito, i badge per vari accessi. Si tratta di codici che, benché ci annullino come persona, ci fanno sentire qualcuno. La mia è un'amara conclusione: se non hai un codice sei nessuno". Questa sua provocazione l'ha portata di recente alla facoltà di Architettura della Seconda Università: con quale risultato? "Ancora ringrazio il preside Carmine Gambardella e la docente Danila Jacazzi per questo incontro ravvicinato con gli studenti. Inizialmente perplessi, poi davanti alle tele hanno cominciato a esprimersi. Con i codici fiscali e le matricole ma anche con qualche telegrafica considerazione sull'ordinamento, sulla riforma. Tutto calibrato perché tela e pennello non sono muro e bomboletta spray". In alcune opere c'è la ricorrente riproduzione, assolutamente realistica, delle vecchie monete da cinque lire. Bova: "È un omaggio, un ex voto alla moneta che fu, a quella che era di alluminio e uno stipendio di poche cifre ci sembrava da ricchi. Oggi con tanto nichel e dorature di bronzo che sono la divisa dell'euro, abbondiamo in numeri ma siamo poveri nel fare la spesa".