Dall'Astrattismo Geometrico alla Geometria dei Linguaggi

di Mario Lanzione

 

In un eterogeneo panorama come quello delle attuali espressioni artistiche, il fruitore impreparato può manifestare un comprensibile disagio nell'interpretazione dei linguaggi contemporanei. Certo è
che esiste una diffusa difficoltà nella "lettura" del pensiero di un artista d'Avanguardia al punto che, talvolta, "pittori improvvisati" sono scambiati e acclamati come promotori di nuove idee. Purtroppo, la vera innovazione non concede sconti a chi si lascia prendere dai preconcetti, piuttosto che impegnarsi in un'analisi più oculata e costruttiva. La disinformazione, ma anche il condizionamento derivante dai luoghi comuni di una cultura "classica", sono alcuni degli elementi che concorrono a impedire un'opportuna apertura mentale verso quelle forme espressive più complesse sotto l'aspetto dell'introspezione artistica.
Henri Bergson affermava che il realismo e l'idealismo si concretizzano nella definizione della
percezione come di una forma di coscienza inglobante sia il soggettivo sia l'oggettivo. L'immagine si pone come saldatura fra la materia e la memoria.
Non a caso, gli artisti hanno sempre sperimentato nuove tecniche per ricercare una propria "interiorità", per l'esigenza di guardare dentro se stessi e, sul piano operativo, per la capacità di
mettere in relazione la propria sensibilità artistica con il mondo esterno e le percezioni "materialistiche" che da esso derivano.
La personale di Fabio Mariacci, all'Artestudio-Gallery di Benevento, vuole essere l'inizio di una serie di mostre sull'Astrattismo Geometrico. Questo filone che, nel 1917, nasce con il movimento del Neoplasticismo per opera di vari artisti, tra cui PietMondrian, è basato su forme pure e bidimensionali che s'ispirano ai principi dell'abolizione della terza dimensione e dell'indipendenza
dai valori emotivi. I mezzi espressivi sono la linea e i colori primari e la forma ideale è il rettangolo poiché evita l'ambiguità della curva.
Mariacci appartiene a questa corrente artistica ma reinterpreta il concetto della tridimensionalità e riafferma i valori emotivi attraverso sfumature derivanti dall'uso dei colori secondari e neutri. Senza
sconfinare nel lirismo geometrico, Fabio sperimenta nuove forme, oltre a quelle comunemente conosciute, e ricerca la profondità attraverso la luce e i frammenti geometrici in rilievo.
Indubbiamente, l'elemento caratterizzante nelle opere precedenti di Fabio Mariacci è la percezione della massa che non è espressa nella condensazione e manipolazione della materia ma attraverso
il segno che, pur rispettando l'omogeneità delle campiture geometriche, scava nel colore, e ne interrompe l'uniformità. E' l'idea di una presenza materica che genera spessore e produce un gioco
di chiaroscuri determinati anche dall'incidenza della luce naturale sulla superficie.
Egli utilizza la conoscenza della luce e della modulazione cromatica del colore, per costruire ambientazioni geometriche che, tra piani definiti, descrivono spazi dettati dalla memoria.
Se il processo evolutivo della pittura di Fabio si fermasse a questi elementi, sarebbe un limite alle sue capacità e al suo coraggio di rinnovarsi e rimettersi in gioco. E' difficile poter capirequando nella coscienza di un artista intervengono nuovi elementi per originare una modificazione culturale e quanto essi incidono sul piano della sensibilità rispetto alle tante vicissitudini della vita; nell'arte, anche i minimi passaggi, estetici o contenutistici che siano, sono facilmente individuabili, almeno dall'osservatore più attento.
Negli ultimi lavori di Fabio Mariacci, presentati all'Artestudio-Gallery di Benevento, la ricerca è cambiata. L'opera si snellisce, la luce si riduce al contrasto dei colori freddi e caldi, la tridimensionalità è ricavata dalla sovrapposizione degli spazi, le costruzioni geometriche diventano dinamiche e la composizione acquista in eleganza nella distillazione di colori che, nella loro oggettiva diversità, si fondono in un'unica conciliante rappresentazione decorativa. Gli spazi (ora) si trasformano in contenitori di sillabe; sono "paràbole" che appartengono alla sfera della memoria ma che provengono da un'oggettiva realtà "vista e vissuta" nella sua quotidianità. Sono frasi nascoste che esprimono dei concetti, ovvero la rappresentazione di idee trasmesse e casualmente assimilate da Mariacci che le "raccoglie", le filtra, le analizza nella loro energia comunicativa e le consegna alla società sotto forma di opera d'arte.
I pittogrammi, come titola l'autore, o gli ideogrammi, come noi saremmo tentati di definirli per l'intuibile "ricorso concettuale", sono modelli di scrittura che si materializzano nella pittura del nostro artista e che attraverso intarsi alfabetici o sovrapposizioni di lettere, diventano dei logogrammi.
Tessiture di parole frazionate o frammenti di geometrie circoscritte che diventano lo scrigno delle sue emozioni o dei contenuti delle sue riflessioni esistenziali; i pittogrammi di Mariacci non sono "cerchi nel grano" o "segni del cielo" (lo potrebbero anche essere), ma sono tracce lasciate dalla società consumistica e tecnologicamente avanzata. Come messaggi custoditi in bottiglie tappate e affidate alle acque dell'oceano, le scritte sui muri o i messaggi massmediali affidano al mare dell'indifferenza umana il destino dei pensieri d'amore, politici, religiosi e, purtroppo, talvolta, anche di violenza.
Le composizioni di Fabio Mariacci si arricchiscono di tutti questi aspetti fino al punto che la stessa costruzione geometrica diventa il sito d'interventi pittorici che coinvolgono anche la sfera psicologica.
Sono campi geometrici che si compongono e si scompongono in vibrazioni di colori: energie di parole e di pensieri in continua evoluzione che contengono una loro forza intrinseca e che, il nostro artista, li valorizza e li trasforma nel suo linguaggio.
Benevento, ottobre 2012