Mon ami Vincent

di Massimo Bignardi
dal catalologo "Venti d'Olanda" - mostra personale all'arte/Studio - Gallery

 

Caro Enzo,
                   questa volta hai affidato alla pittura, unicamente ad essa, il compito di farsi pagina di scritture figurate del tuo viaggio olandese. Un petit tour, tanto quanto bastava alla tua immaginazione per riprendere il colloquio a distanza con l'olandese Van Gogh, disceso nelle terre del Mediterraneo per ravvivare la sua tavolozza.
Il colore, beninteso, resta il tuo, vale a dire quello poroso e calcinoso dei muri della tua infanzia che assorbono la luce, trattenendo grumi di ombre nelle crequelles che, qua e là, si aprono sulla superficie del foglio di carta. Piani sui quali battono canneti o si allungano lingue di fuoco, danno ospitalità ad oggetti o ad altro che, man mano, hai attinto nel corso del viaggio e che oggi proponi quali configurazioni o, se credi, quali testimoni di stati emotivi, di relazioni inconsce, di casualità che fanno da registro a queste opere.
Per quanto ti ostini a chiamare "scimarrate" i colpi di pennello che animano i paesaggi ai quali ti richiami ed ai quali non vuoi rinunciare, essi esplicitano più di ogni altra cosa e con chiarezza, la presenza dell' "invisibile" compagno di viaggio che ti ha fatto da guida in questa ulteriore esperienza. Van Gogh ti ha suggerito, in primis, di riconsiderare la pittura come esercizio che commisura la percezione con la capacità immaginativa che essa sollecita: l'ha fatto senza imporre nessuna delle sue preoccupazioni, tantomeno l'inquietudine. D'altra parte, ne ero convinto, non avresti mai ceduto alla raffigurazione senza accarezzare amorevolmente e spingere nell'impaginato pittorico, canne di fiume, piume di uccelli, polveri colorate, graniglia di asfalto, 'impastandoli' con il pastello, la  cenere, il  bitume, le  terre colorate eccetera. Hai cercato, ostinatamente, di sfuggire all'astrazione per restare motivatamente un pittore della realtà.
Credimi, il richiamo all'infinita "distesa di campi di grano su uno sfondo di colline, grande come il mare, dai colori delicati, gialli, verdi, il viola pallido di un terreno sarchiato e arato, regolarmente chiazzato dal verde delle pianticelle di patate in fiore: tutto sotto un cielo tenue, nei toni azzurri, bianchi, rosa, violetti" affiora nella sua piena evidenza. Ma questo che scrive, però, è il  Van Gogh dei giorni ad Auvers-sur-Oise, prima di chiudere la sua esistenza: un artista che non conosceva la svolta disegnata nel suo destino e che assisteva, con occhi incantati, alla magia del creato.
In questi grandi fogli nei quali hai contenuto il respiro nuovo di un "vento d'Olanda", ritrovo l'amico Enzo conosciuto negli anni Ottanta: l'arte, come a quel tempo, si fa coscienza perché dipende dalla capacità d'immaginare e "l'immaginazione, ricorda Hillman, occupa un posto centrale nell'anima".
Ora che la stagione dell'ideologie è completamente tramontata e la pochezza di una politica svuotata di ogni interesse o prospettiva ha preso il sopravvento, questi tuoi fogli mi arrivano come un pugno di colore buttato negli occhi, un urlo contro il silenzio, un gesto d'amore atteso.
Buon lavoro
Massimo