La pittura di Antonio Salzano

testo critico di Rosario Pinto

Gli anni Settanta sono quelli in cui ha avuto il cosiddetto 'battesimo del fuoco' una generazione d'artisti che per nascita era tutta dentro il periodo dell'immediato dopoguerra, una generazione educata in un clima di difficoltà e di speranze, una generazione che osserverà la vita, la storia, il mondo circostante con altri occhi e che vorrà tentare di dare un volto umano al futuro ed una prospettiva di rinnovamento sostanziale al modo stesso di comunicare.
Da parte di molti giovani si guarda alle esperienze del tempo appena trascorso: ancora al cubismo, ad esempio, ma anche alla temperie delle 'Avanguardie storiche' con l'impegno ad andare oltre, a sottolineare una differenza e un 'distinguo' rispetto ai padri ed a ciò che nelle dinamiche creative della stessa contemporaneità si configura già come 'il passato'.
La'contestazione' è la parola magica che esprime l'ansia di rinnovamento: si parte con l'abbattimento dei miti e si passa a progettare un nuovo equilibrio.
Ma c'è anche chi, col passato, non istituisce necessariamente un contenzioso, pur avvertendo il bisogno dell'avanzamento e del superamento.
In quegli anni, ad esempio, Antonio Salzano in alcuni suoi appunti del 1976 annotava: «Che cosa mi piace, se non l'essenza misteriosa delle cose? Cercare, trovare, scavare negli oggetti che vivono intorno a me: ecco quello che credo di saper fare. Usare il pennello al pari di un piccone o di una pala per togliere le maschere alle cose e entrare in esse, per provare le sensazioni più profonde, quelle che non si vedono, non si toccano. Al di là dei sentimenti, al di là dell'albero, del frutto, del colore rosso, al di là del visibile, che cosa c'è se non il mistero? L'origine delle cose? Dio! Dipingere il mistero!» (A. SALZANO, Testi inediti, archivio Pinto).
Giova osservare che c'è sempre, nella vita d'artista, una ragione ultima, una estrema motivazione interiore che giustifica e spiega il fare, il poiein creativo.
E c'è anche una sorta di filo di continuità, una trama sottile che lega gli artisti come in un'unica catena intergenerazionale che attraversa il tempo e lo spazio e si configura come una lunga collana disseminata di mille e mille perline.
In Antonio Salzano, già in questi anni del decennio dei Settanta, giungeva a maturazione un processo di coscienza creativa che s'era alimentato, nel corso degli anni, della pratica costante dei 'classici', dell'osservazione paziente e devota, ad esempio, delle opere di artisti come il Murillo, Raffaello e Sustermans, dai quali aveva tratto pazientemente copie ed esercitazioni interpretative, seguendo un naturale bisogno di confronto creativo che, già da fanciullo, l'aveva accostato alle immagini degli Induno, di Fattori, di Lega, nelle cui riproduzioni a stampa si era imbattuto sul sillabario delle scuole elementari.
Ma è sufficiente tutto ciò allo spirito di Salzano? Soddisfa la sua ansia di ricerca? Giova a svelare al giovane artista una'ragione' dell'arte? Forse sì, nel senso che Antonio Salzano individua già in questi anni il valore della struttura geometrica dell'immagine. La geometria è per lui il telaio delle cose, la ragione esistenziale della vita, il vincolo costruttivo che tiene in piedi il mondo e che non è in sé una mera astrazione logico-matematica, ma il luogo pratico in cui le contraddizioni dell'esistere prendono forma e sostanza.
Nel '75 Salzano, in proposito, detterà una frase lapidaria: «Uso la geometria nella pittura per rendere le imperfezioni perfette» (Ibidem).
Appare chiaro che la pittura per Salzano è un impegno radicale, un momento 'forte' della sua vita: «essa non è altro che un sogno fantastico di forme geometriche ispirate alla realtà di tutti i giorni» (Ibidem).

Sono queste le coordinate morali, logiche ed esistenziali al cui interno si articola la pittura di Antonio Salzano, la pittura di un artista di grande spessore creativo, una pittura pacata e consapevole, una pittura che ha sviluppato, nel corso del tempo, un suo lungo e fertilissimo cammino, partendo da intense premesse di tipo figurativo e pervenendo per rastremazione logico-compositiva alla definizione di più articolati rapporti col reale indagato nelle sue forme più intriganti e coinvolgenti.
Emerge significativamente, ad esempio, nella pittura di Salzano la forte capacità di sintesi che connota la sua personale concezione del fare artistico. Come opportunamente sottolinea la Pastorino, la sua pittura «non si limita né si esaurisce nelle influenze delle correnti artistiche di recente memoria o nella tradizione del cammino classico-figurativo da lui intrapreso nel '67 con lavori ad olio, ma, ispirandosi serenamente al fascino delle espressioni cubiste, rivela tuttoggi una maturità di pensiero in piena sintesi con l'evoluzione delle forme e le finalità ben distinte di questa concezione» (C. PASTORINO, Originità ed evoluzione dell'arte di Antonio Salzano, in M. MAIORINO (a cura di), Antonio Salzano. Della geometria e della spiritualità, Cava de' Tirreni 1996,p34.).
Il cubismo, insomma, non è per Salzano un'opzione stilistica, ma uno strumento disvelativo: «Attraverso il cubismo, egli dice, infatti ho imparato ad amare le forme geometriche» (A. SALZANO, Testi inediti, archivio Pinto, cit.).
La geometria è il riferimento intimo e costante dell'artista, ciò che consente di ritrovare una chiave interpretativa della natura e del mondo ed il cubismo può essere lo strumento che aiuta, che favorisce il processo maieutico di liberazione dell'essenza della forma, integrando le scansioni logiche dell'essere delle cose nella prospettiva storica e transeunte dell'esistente, rinnovando in qualche modo, in termini di creatività artistica, quel conflitto esistenziale cui la filosofia kierkegaardiana aveva mirabilmente introdotto.
Gioca un ruolo importante, in tutto ciò, la fede profonda che anima la creatività artistica di Salzano. «E' un artista cristiano - sottolinea Bilotta - che, con uno stile moderno, realizza un'arte cristiana» (G. BILOTTA, Misura di uno stato di grazia, in M. MAIORINO, op. cit., p. 38).
Dai paesaggi agli studi monocromatici, attraversando la complessa delibazione della ricerca sulla rappresentazione 'cubi sta' della dimensione esistenziale e naturale, l'arte di Antonio Salzano si dispiega come una preziosa costruzione unitaria in cui la sintesi stilistica non è altro che l'espressione coerente d'un sentire profondamente convinto.
A Paolo Carlo Monizzi che l'intervistava per la «Gazzetta di Salerno» nel 1989, chiedendogli della sua opzione geometrica, Salzano rispondeva così: «Si tratta di una dimensione che va verso l'astrazione alla ricerca di uno spazio fantasti co realizzato attraverso l'uso di colori timbrici e campiture tonali [creando le condizioni in cui] si intravede una realtà dell'invisibile, il desiderio, cioè, di superare la realtà contingente per raggiungere una dimensione libera da schematismi e in cui la ricerca divenga più creativa» (P.C. MONIZZI, Immagini rinnovate, in M. MAIORINO, op. cit. p. 40).
Il dato contenutistico intride, insomma coerentemente l'intervento formale e il forte legame con la realtà contingente dei fatti non s'elide in un empito fantastico o in una fuga astrattiva dalla realtà. Non a caso l'incidenza segnica del rilievo timbrico è tutt'altro che disattesa dal Nostro che sa trovare la giusta misura per l'esibizione dei propri ansiti spirituali iscrivendo il proprio della dimensione vibratamente pregnante del colore e della forma in una proiezione tonale che stempera le rudezze della materia su uno sfondo che è duello della enucleazione vitale dei nodi della speranza.

La vita, quindi, per Salzano, entra nella pittura e la pittura si fa vita articolandosi sul telaio della strutturazione geometrica in un disegno programmatico di incontro col presente per restituire, attraverso la composizione dei pigmenti e dei segni, una lettura del mondo, una chiave interpretativa dell'universo di cose che ci circonda.
Quanto c'è, in tutto ciò di mistico, quanto di lucidamente scientifico? Quanto appartiene in questa prospettiva ad una autentica Weltanschauung, al mondo della fabulazione visionaria, quanto all'impegno civile che si connota di spessore contenutistico?
In realtà, non c'è contraddizione, in Salzano, tra ansiti metafisici ed esigenze di concretezza storica: è la dimensione demiurgica dell'arte ciò che scioglie il problema e rende percorribile l'arduo territorio ove il confine tra l'essere e l'esistere si fa più tenue ed insondabile coinvolgendo le mozioni più intime della coscienza individuale in un interrogativo angoscioso e senza risposte definitive ed esaustive. L'unica risposta, sembra voler dire Salzano, l'unica risposta che possiamo cercare di fornire nella più perfetta buona fede, è quella dell'arte, dell'arte, appunto, che l'artista vede come atto creativo. E «l'atto creativo - sottolinea Salzano - nella solitudine del gesto mi rendeva finalmente libero» (Ibidem).
Con tali caratteristiche - che sono proprie e costanti della pittura di Salzano e ritornano al di là della inevitabile e fruttuosa crescita stilistica che si differenzia in sequenze creative vieppiù incalzanti sul piano della maturazione di un sentire e di un fare sempre più convincente -1'artista finisce col creare una nuova configurazione del rapporto tra l'arte ed il sacro nella nuova temperie della creatività artistica che fa i conti non solo con le'avanguardie', ma anche coi processi di laicizzazione, con la cultura scientifica e con la riscoperta coscienza della dignità autonoma della personalità umana.
Un'arte complessa, insomma, quel la di Antonio Salzano: profonda, intensa e vibrante, tutt'altro che banale, ricca sul piano delle espressioni timbriche, come su quello degli afflati tonali: saremmo tentati di definirla anche 'difficile', se non soccorresse quello spirito gioviale e disponibile che, proprio della personalità di questo artista, va tracimando generosamente dall'interno stesso dei suoi lavori, comunicando un senso di gioia e di ottimismo e di fiducia.
I suoi 'monocromati', ad esempio, che segnano un percorso trascorrente al di là delle contingenze dei tempi, costituiscono il proprio estetico, a nostro avviso, più intensamente convincente ed espressivo dell'arte di questa forte personalità creativa: enucleano queste opere il senso magico e fecondo d'un pensiero profondo che di diffonde 'sul' e 'nel' tempo, mostrando d'aggiornarsi nella continuità d'una pratica indefettibile dell'arte e mantenendo, contemporaneamente, una grande ed intensa coerenza interiore.