GLI OCCHI DI RAFFAELLA

testo critico di Mario Lanzione

La vista è l’organo sensoriale che ci permette di vedere ciò che ci circonda ma, più acutamente, è anche il mezzo per “leggere dentro” e scoprire quella spiritualità interiore che è l’intima essenza di ogni individuo.

Se pensiamo al “guardarsi negli occhi” delle tante persone che si amano, riusciamo a capire quanto ciò sia vero ma, soprattutto, abbiamo la prova che il “capirsi con lo sguardo” è un linguaggio universale per quelli che hanno la sensibilità di comprenderlo: - La verità viene svelata solo a chi la scopre -.

Raffaella è una mia allieva della quarta classe del corso di pittura al Liceo Artistico di Benevento, una ragazza che, cosciente di quanto possano rivelare gli occhi, preferisce tenere lo sguardo abbassato e chiudersi in difesa piuttosto che incorrere nella delusione di essere incompresa o, forse, preferisce non essere capita perché ha sviluppato una naturale protezione dei suoi sentimenti che custodisce gelosamente come unica ricchezza possibile. Non è un modo di evitare la realtà o nascondersi ad essa ma è la convinzione che i suoi pensieri, tradotti in indispensabili esigenze artistiche, non vengano riconosciuti da una società aggressiva, violenta ed egoista. Raffaella assume l’atteggiamento caratteristico di una creatura che si rifugia in se stessa e che cerca di esprimere attraverso il linguaggio dell’arte il suo mondo interiore, bloccato nella condensa dei sentimenti della sua profonda spiritualità.

Talvolta il pensiero è un’ombra che nasconde verità che inconsciamente decidiamo di celare. Esso, comunque, condiziona il nostro modo di percepire la realtà che, spesso, non è come noi pensiamo che sia. In questo senso diventano importanti le “relazioni” che ci fanno capire quanto gli “altri” siamo noi e noi “loro”.

Gli “altri” diventano lo specchio dentro il quale poter riflettere il nostro pensiero che si materializza nella realtà oggettuale e che, poi, ci ritorna attraverso la percezione dei nostri occhi. Gli “altri”, tuttavia, sono anche coloro che non conosciamo ma che immaginiamo come possano essere. C’è, dunque, una realtà che abbiamo di fronte a noi ma c’è anche quella che esiste altrove o (per così dire) alle nostre spalle.

Con l’immagine serigrafata sullo specchio, Michelangelo Pistoletto coinvolge lo spettatore e tutta la realtà che lo circonda nello spazio che sta “al di qua” e “al di là” della superficie specchiante.

Nelle opere di Raffaella D’Auria “il tutto” (dimensione spaziale e dimensione temporale) viene bloccato e fissato dallo scatto fotografico.

L’occhio ripreso dall’obiettivo diventa lo specchio dentro il quale si scoprono persone, paesaggi o cose della realtà circostante. Raffaella fotografa “controluce” poiché il vero obiettivo è quello che si trova alle sue spalle. D’Auria, con questa semplice operazione riesce a fissare la profondità tra lei (fotografa), l’oggetto posto davanti (l’occhio ), ciò che si trova dietro di lei (catturato attraverso il riflesso della luce) e la dimensione “tempo” che intercorre tra la messa in posa e l’attimo in cui avviene lo scatto.

Questa esposizione è solo l’inizio di una ricerca intrapresa dalla mia giovanissima allieva ma sono sicuro che altre ne seguiranno. Nel frattempo auguro a Raffaella di poter realizzare il sogno gelosamente custodito nel suo “intimo” e che, a tratti, rivela attraverso l’espressione dei suoi occhi.

Benevento aprile 2013